Ho passato quattro anni a disegnare senza lavorare.
Tolta qualche piccola collaborazione che non dava nessun sostegno economico, in quei quattro anni ho disegnato in continuazione: pagine per libri per bambini, illustrazioni motivazionali, personaggi, biglietti di auguri, qualche brochure. Ricevevo anche una discreta quantità di like sui social. Ma di lavoro, neanche a parlarne.
Ogni poco cambiavo idea su quello che volevo fare. Guardavo un’illustrazione su Pinterest e tutto quello che avevo costruito crollava in un batter d’occhio. Mi sentivo frustrata e sovraccarica allo stesso tempo.
Le cose hanno iniziato a muoversi solo quando mi sono fermata: ho studiato marketing, mi sono formata sulla promozione e mi sono affidata io stessa a una consulente. È lì che ho capito dov’era l’intoppo. Quello che mancava era tutto il lavoro a monte. Non disegnare di più, non disegnare meglio: capire in che direzione stavo andando.
Il problema è che nelle scuole e nelle accademie si parla di tecnica, di stile, di linguaggio, ma non si parla di dove trovare clienti, di come promuoversi, di come scegliere un mercato.
Ecco quindi una breve panoramica dei tre “step” che noi illustratori spesso ignoriamo.
1. Studiare il mercato
Troppo spesso studiamo altri illustratori invece dei committenti. Guardi Behance, guardi Instagram, e l’unica cosa che ne ricavi è l’ansia di non essere abbastanza.
Se invece guardiamo ai mercati, scopriamo che editoria per l’infanzia, packaging, editoriale e brand sono mondi diversi, con budget, tempi, referenti e regole diverse.
Cosa fare, allora? Scegli due o tre settori e vai a vedere cosa si pubblica, chi produce cosa, chi ha già usato illustrazione e chi no. Guarda i prodotti sugli scaffali, i cataloghi, le fiere, i crediti sui libri. Dietro ogni illustrazione che vedi in giro c’è qualcuno che l’ha commissionata, e quasi sempre ha un nome.
2. Delineare il cliente
Studiare il mercato però non basta: bisogna passare dal settore alla persona.
Dentro un’azienda non decide “l’azienda”. Decide un brand manager, un ufficio marketing, a volte un titolare. Nell’editoria decide un art director o un editor. Sono persone con problemi, scadenze e paure diverse.
Il “cliente ideale” descritto come profilo demografico (età, genere, famiglia, abitudini di consumo ecc.) nel nostro settore non serve a niente. Le domande a cui dobbiamo saper rispondere sono altre: quale bisogno ha questa persona? Quali obiettivi vuole raggiungere? Di cosa ha paura? E infine: dove va a cercare?
Quest’ultima è quella che ti dice dove metterti. Ed è anche il punto in cui i social diventano una conseguenza, non una premessa.
Perché il cliente non compra il tuo disegno. Compra il mezzo per risolvere il suo problema e raggiungere il suo obiettivo.
3. Il posizionamento
Il posizionamento viene spesso inteso come una frase che descrive quello che fai e cosa ti distingue. La mia interpretazione è un po’ più ampia: penso all’insieme dei valori che ti contraddistinguono, al tuo metodo di lavoro, all’immaginario che ti porti dietro. Tutto ciò che ti definisce come professionista, dalle cose più personali a quelle più tecniche.
Naturalmente nel posizionamento c’è anche il settore che hai scelto, quello che ti classifica non come “illustratore generico” ma come “illustratore di brand per bambini”, “illustratore di libri junior (6-10 anni)”, “illustratore per campagne legate al mondo green”.
Più il posizionamento è specifico, più i clienti hanno motivo di cercare proprio te.
Questo passaggio spaventa, perché dà la sensazione di chiudersi delle porte. Ma restare generalisti non tiene aperte le porte: le rende solo tutte ugualmente difficili da aprire.
Tre dichiarazioni, non tre esercizi
Questi tre punti non sono compiti che una volta fatti si chiudono in un cassetto. Sono dichiarazioni che periodicamente vanno riviste, aggiustate, ridirezionate, perché il mercato cambia e cambi anche tu.
La mia difficoltà principale, durante quei famosi quattro anni, era che non riuscivo a formularle da sola. Non perché fossero chissà quanto difficili, ma perché quando sei dentro la tua attività e la guardi troppo da vicino ti sfugge la visione d’insieme.
Con il tempo ho capito che quella era una difficoltà comune, non una mia mancanza. Ed è il motivo per cui questi tre passaggi sono diventati la base di IMPRONTA, la consulenza 1:1 che porto avanti con gli illustratori: due settimane per dare una direzione e una struttura alla professione, che si sia all’inizio o con già dei lavori alle spalle.
In ogni caso, che tu lo faccia da solo o accompagnato, è il lavoro che vale la pena mettere prima di tutto il resto. Prima del sito nuovo, prima del portfolio rifatto, prima del prossimo post.