Ricordo ancora bene il momento in cui ho dovuto scrivere il mio primo preventivo come illustratrice. Il lavoro in questione era una brochure per un’azienda di importazione vini, più due video animati per la stessa azienda. Ho letto e riletto quel preventivo per giorni. Avevo la sensazione di sparare numeri a caso, e ogni tanto abbassavo la cifra per paura di perdere il cliente. La domanda che mi ripetevo in loop era: “ma il mio lavoro vale davvero quello che sto per chiedere?”. Se anche tu ti trovi in questa fase… continua a leggere, ti do qualche consiglio che avrei voluto ricevere anch’io.

Perché è così difficile dare un prezzo al proprio lavoro?

Il problema si racchiude in un unico punto: la percezione del proprio valore. Ricordo perfettamente di aver pensato “chiedo questa cifra per fare un disegno?”, che detta così sembra quasi una truffa. Ma dietro quel disegno, quanto avevo investito in termini di tempo, conoscenze, capacità, competenze? Perché dietro a “quel disegno” c’erano tanti bozzetti prima di arrivare al risultato finale, revisioni con il cliente e relative modifiche, e competenze acquisite in anni di lavoro. Il fatto che tutto questo lavoro non si veda, non vuol dire che non ci sia.

È il tranello classico della mentalità da “illustratore-hobby”: quella voce che dice “sì, ma io mi diverto a disegnare, quindi non posso chiedere tanto”. Divertirti nel tuo lavoro è un punto a tuo favore (anche per il cliente) ma questo non toglie che il lavoro vada pagato, e pagato adeguatamente.

Ecco alcuni errori che ho fatto, e che ti consiglio di evitare

Tutti quelli che leggerai in questa lista sono errori che ho commesso io per prima e che sono riuscita a correggere nel tempo:

  1. Calcolare solo il tempo di disegno, dimenticando revisioni, comunicazione, gestione del progetto. Il disegno vero e proprio è solo una fetta del lavoro. Le email con il cliente, le call di briefing, le revisioni richieste (anche quelle “piccole”) sono tempo reale che stai investendo, e va conteggiato come tale.
  2. Prezzare “a sensazione” invece che con un metodo, cambiando cifra ogni volta. Se ogni preventivo nasce da zero senza un riferimento fisso, rischi di chiedere cifre molto diverse per progetti simili, e di non capire mai se stai davvero crescendo.
  3. Abbassare il prezzo per paura del “no”, invece di qualificare meglio il cliente. Se un cliente se ne va perché il prezzo è quello giusto per il tuo lavoro, probabilmente non era il cliente giusto per te. Abbassare sistematicamente il prezzo non risolve il problema: lo rimanda soltanto.

4. Non differenziare tra uso personale e uso commerciale del lavoro (i diritti d’uso), Un’illustrazione usata per una campagna pubblicitaria su larga scala non vale come la stessa illustrazione usata su un singolo post social. I diritti d’uso vanno discussi, e prezzati, separatamente dal lavoro creativo in sé.

Da dove iniziare per capire il tuo valore reale

Non è una cosa semplice, e ci vorrà del tempo prima di capire con precisione la fascia di prezzo su cui posizionarti, ma intanto ecco alcuni consigli per iniziare a muoverti nel mondo dei preventivi.

  1. Inizia a tenere traccia delle ore che impieghi in ogni lavoro. Non solo le ore di disegno vero e proprio, ma anche revisioni, briefing e comunicazioni varie, ricorda che il disegno è solo una parte del lavoro complessivo.
  2. Calcola un costo orario minimo di base: una soglia sotto la quale non vuoi scendere (tieni conto anche di eventuali spese fisse di fatturazione)
  3. Inizia a buttare giù un prezziario. Se stai muovendo i primi passi, va bene anche andare a sensazione, è più un punto di riferimento per te che per il cliente. Accanto a ogni prodotto/servizio che offri, scrivi un prezzo finale che vorresti proporre. Con il tempo, incrocerai questi numeri con il tuo costo orario reale e correggerai il tiro dove serve.

Ti dico già: manderai preventivi sottostimati e altri sovrastimati. Non farti scoraggiare da questo. Solo con l’esperienza riuscirai a identificare la fascia di prezzo che ti appartiene davvero. E tieni conto che non si smette mai del tutto di sbagliare: capita anche a me, ogni tanto. Fa parte del mestiere.

Prova questo, adesso

Prendi l’ultimo lavoro che hai fatto. Segna quante ore ci hai messo davvero, comprese revisioni, email, call. Dividi il compenso ricevuto per quelle ore. Il numero che esce ti sorprende?

Se non sai ancora bene a che punto sei del tuo percorso professionale, il test dei 4 Bivi te lo dice in 2 minuti 🐾 

Conclusione

Definire il proprio prezzo è solo una parte di un percorso più grande: capire chi sei come illustratore e come vuoi proporti al mercato. Se ti va di parlarne, la call conoscitiva di IMPRONTA è gratuita e senza impegno